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Le abilità visive nei Portieri

May 3, 2017

Il calcio è uno sport dinamico molto sentito e praticato qui in Italia, a tutti i livelli. E’ uno sport in continua evoluzione e con una crescita del livello di gioco che aumenta anno per anno.

Nonostante però i notevoli cambiamenti rispetto al passato, c’è un motto antico che ancora oggi è assolutamente moderno e lo sarà sempre di più: “la difesa è il migliore attacco”.

In quest’articolo vogliamo proprio analizzare la difesa; in particolar modo vogliamo analizzare la percezione e l’elaborazione visiva, da cui dipende l’espressione motoria, dell’elemento più estremo della difesa: il portiere. 

 

Le variabili meccaniche che incidono sulle abilità di un portiere (parate, uscite, rinvii, gesti tecnici, rigori, reattività, ecc) sono molteplici e la continua evoluzione non è di certo un elemento a loro vantaggio. E’ uno sport che diventa sempre più veloce, con nuovi materiali per  palloni che permettono traiettorie più rapide e difficili da interpretare e prevedere, con il livello dell’attaccante medio sempre più alto rispetto al passato, con nuovi colori di palloni e scarpe che rappresentano elementi distrattivi a livello visivo, e con velocità di gioco, tiri, passaggi e cross sempre più rapidi e tesi.

 

A livello percettivo, il portiere si trova a gestire una mole di informazioni immensa, per giunta in continuo aggiornamento, che deve elaborare in millisecondi. Ne consegue un immediato processamento da cui si determinerà l’esecuzione motoria. Tutto questo in tempi ristrettissimi: millisecondi! Impiegarci un solo secondo è già tardi e ci si ritrova a raccogliere la palla in rete.
Se tutto questo è difficile quando il sistema visivo è nella norma, figuriamoci il livello di difficoltà nel momento in cui vi è la presenza di un’alterazione di una o più abilità visive.

 

I vari Neuer, Buffon, Patricio, Bravo, De Gea, Oblak, il giovanissimo Donnaruma e molti altri, sono definiti portieri moderni. Un portiere moderno oltre alle classiche abilità del portiere, deve padroneggiare il gesto motorio anche con i piedi. Molti sono gli studi che evidenziano che la percezione visiva – sensoriale sia una delle caratteristiche più importanti per i portieri, da cui si determina l’efficacia dei gesti atletici.

 

Pertanto se un portiere ha un sistema visivo poco efficiente, tutti gli altri attributi fisici ne vengono negativamente influenzati in quanto circa l’80% delle sue funzioni avviene attraverso la percezione visiva. Se un portiere è molto alto, agile, ma la sua velocità di percezione, la prontezza di riflessi o la sua coordinazione visuo-motoria sono scarse, la sua struttura non sarà sfruttata al meglio. Troppi errori commessi con mani o con i piedi sono in realtà errori visivi. Il bravo portiere è colui che, oltre a possedere un’ottimale condizione fisica, sa utilizzare al meglio le proprie abilità visive e riesce al meglio ad integrarle con le altre funzioni del corpo.

 

Ma quali sono le abilità visuo-percettive determinanti per un portiere moderno?

 

  • Acuità visiva statica e dinamica: sono svariati i fattori che possono influenzare entrambe le abilità. Volendoli classificare possiamo definire 4 aree: velocità, dimensione, distanza, contrasto.

  • Velocità: il portiere si trova ad affrontare e percepire situazioni sia statiche che dinamiche. Un esempio di target statici da osservare possono essere le righe del campo, gli avversari posizionati durante un penality, la porta, i compagni, ecc.

Esempi di target dinamici possono essere il pallone, gli avversari e i compagni in movimento e così via. Osservare un target statico o un target dinamico, non è la stessa cosa! Inoltre tali abilità sono influenzate anche dalla postura (seduto, sdraiato, in piedi, saltando, compiendo acrobazie, ecc). Solitamente però, quando viene effettuato un controllo visivo, viene effettuato semplicemente da seduto e con target statici!
Provate a pensarci: quando mai un portiere è seduto a fissare un pallone fermo?

  • Dimensione: il portiere si trova ad osservare target diversi con dimensioni differenti. Anche lo stesso elemento può presentare diverse dimensioni o farcele percepire differenti per via dei colori: pensate ai palloni! Osservare un target con una determinata dimensione, richiede una determinata acuità visiva.

  • Distanza: l’acuità visiva è definita anche come vista, il quanto ci vedo lontano. Ne deriva che oggetti di uguali dimensioni, posti a distanze differenti, richiedono acuità visive differenti. Osservare un oggetto a 10 metri non è come osservarlo a 20 o a 5 metri! Vedere bene da lontano, non significa vedere bene da vicino. Spesso i portieri presentano problematiche da vicino, che causano cecità temporanee (momenti di bui inconsci), fondamentali per la reattività. Questo genera un ritardo nel riflesso del portiere.

  • Contrasto: l’acuità visiva, sia statica che dinamica, cambia paradossalmente se si osserva un oggetto ad alto contrasto piuttosto che uno a basso contrasto. Nella maggior parte delle valutazioni, viene valutata solo quella statica, da seduti, da lontano e con un alto contrasto! Vien da se, che in campo spesso, il contrasto, la distanza, la grandezza non sono mai omogenei!

 

Postura ed equilibrio: il sistema visivo contribuisce in larga parte alla propriocezione, all’appoggio podalico, alla postura e al senso dell’equilibrio. In situazioni dinamiche, svolge senza alcun dubbio la parte del leone. Avete mai visto effettuare un’uscita sulle palle alte con gli occhi chiusi ad un portiere ? O effettuare una parata, un tuffo, un rinvio con gli occhi chiusi? Tanto più è dinamica la situazione, tanto più il sistema visivo svolge un ruolo fondamentale. Molti allenatori si ostinano ad allenare la parte meccanica del portiere, dimenticando che il gesto motorio dipende da quello che viene percepito. Se il sistema visivo è alterato in situazioni statiche, figuriamoci in situazioni dinamiche. Ripetere e ripetere il gesto tecnico non servirà a niente! Se si percepisce lo spazio in modo alterato, tutta la postura, l’equilibrio, l’appoggio podalico e l’espressione motoria, saranno alterate. Bisogna effettuare un lavoro neuro-visivo che ricalibri tutto il sistema di localizzazione spaziale, da cui dipenderanno postura, equilibrio e appoggio podalico.

 

Coordinazione occhio – mano e coordinazione occhio – piede: lo abbiamo già definito precedentemente e lo ribadiamo: l’espressione motoria dipende da ciò che viene percepito nel nostro cervello. Se percepisco lo spazio alterato (ed è inconscio), durante una parata, un rilancio, un calcio di rigore, una punizione, metterò la mano lì dove penso che sia il target e non dove è posizionato realmente. Quante volte avete sentito dire che i portieri sono piedi di legno? Sfatiamo un mito: i portieri allenano anche i piedi! Quando sbagliano un rinvio dalla rimessa dal fondo, o una giocata al compagno vicino, spesso e volentieri, è un errore costante che nonostante l’allenamento si ripete e si ripresenta. Da qui scatta la catalogazione come “piedi di legno”. In realtà è un’alterazione percettiva. Il portiere è precisissimo, punta e fornisce la palla dove percepisce. Il problema è che ciò che percepisce è influenzato dalle costanze percettive e non coincide con il punto spaziale della realtà.

 

Aumento della percezione in periferia: allargare la periferia, significa ricevere molte più informazioni in contemporanea e localizzare meglio i target. Scientificamente, quando fissiamo un target, l’immagine ricade sulla fovea, che è un’area della retina deputata a discriminare maggiormente i dettagli; tuttavia tale zona non ci dice niente sulla posizione spaziale degli oggetti. La periferia rappresenta la zona che ci fornisce informazioni spaziali e sul movimento. Per verificare quanto state leggendo provate a ricordare o a sperimentare una situazione del genere: siete seduti su un prato con dei fili d’erba e guardate un qualsiasi oggetto di fronte a voi. C’è un leggero vento. Secondo voi, vi accorgete che il filo d’erba si sposta guardando il filo d’erba direttamente o mettendolo nel vostro campo visivo e percependolo con la periferia mentre osservate qualcosa di fronte a voi? Vi assicuro che è in questa seconda condizione che è più semplice stabilire se il filo d’erba si muove o no.

Per un portiere è fondamentale allargare quanto più possibile la periferia:

  • per percepire prima la localizzazione di un qualsiasi target;

  • per effettuare uscite con largo anticipo;

  • per migliorare il calcolo del tempo di uscita, della profondità e della velocità della palla nelle uscite;

  • per posizionare meglio la propria posizione nel campo e principalmente rispetto alla porta;

  • per sviluppare la capacità di parare la palla nel punto più alto dei cross aerei.

 

 

Salto di messa a fuoco: quando si guarda un oggetto rapidamente da lontano a vicino o da vicino a lontano, questi oggetti sono spazialmente a distanze differenti. Tra le tante abilità visive, c’è quella di messa a fuoco (accomodazione). Non sempre, gli oggetti posti a distanze differenti, sono subito messi a fuoco. L’abilità diventa ancora più complessa da svolgere in situazioni dinamiche. Il che spesso richiede un aumento del tempo di fissazione per cercare di mettere a fuoco il target. Il che si traduce in un estremo ritardo di percezione, che genera ancora più latenza nell’espressione motoria. Potenziare la messa a fuoco, significa permettere di vedere tutti i target a tutte le varie distanze della propria acuità visiva, nitidi in millisecondi! Per capire ciò che state leggendo, pensate alla fotocamera di un qualsiasi smartphone: compare un riquadro piccolino che mette a fuoco o l’oggetto vicino o l’oggetto lontano. E ci mette un po’ di tempo. L’occhio umano è molto più potente ma tale espressione avviene nel cervello. Spesso però è quella che è più alterata a causa dell’estremo uso di dispositivi digitali a cui ci sottopone la vita odierna.

 

Binocularità: avere entrambi gli occhi che percepiscono, elaborano e lavorano nello stesso modo e contemporaneamente, è fondamentale. Spesso si hanno soppressioni inconsce (non percezione del campo visivo) di un occhio che riducono le informazioni in entrata e generano disfunzioni visive. Se gli occhi non lavorano insieme, si ha una riduzione, in alcuni casi la non percezione proprio, della profondità. Nel calcio, non saper percepire la profondità è come giocare con una gamba spezzata. Tuttavia, essendo il sistema visivo plastico, trova stratagemmi per supplire a questa mancanza e lo fa attraverso indizi monoculari che permettono che un oggetto si trova dietro un altro. Tuttavia, tale artifizio, è molto macchinoso, lento e dispendioso.

Senza la percezione di un occhio, si può anche ridurre l’estensione del campo visivo e una modifica della postura, accompagnata da tensioni muscolari. Ogni abilità visiva, è correlata alle altre. Il sistema visivo è un tutt'uno.

 

Prassie dello sguardo: movimenti oculari atti all’azione. Non tutti sono in grado di seguire il pallone in movimento, o effettuare un salto di sguardo da un compagno all’altro in modo immediato, o fissare un target per un tempo specifico. Più è dinamico lo sport, più sono coinvolte le prassie dello sguardo. In un portiere ancora di più. Deve fissare e compiere movimenti oculari di diversi tipo e con circuiti neuronali differenti, in modo estremamente rapido, a continuo e in modo naturale. Tutto questo spesso non avviene, ma non viene riscontrato perché si valuta la semplice acuità visiva statica. Si dà per scontato che se un utente riesce a leggere fino ad un certo livello, allora sta a posto. In realtà non è così! Avete mai sentito: “questo portiere è bravo sulle palle alte ma non su quelle basse”! Una delle possibili cause è proprio questa! Magari è in grado di inseguire il pallone nelle posizioni di sguardo alte e non su quelle basse!

 

Gianluigi Buffon è uno dei più grandi portieri che abbiamo oggigiorno. Buffon si sottopone a sedute di training visivo optometrico e nonostante la sua età, oggi il suo sistema visivo non ne risente, così come le sue prestazioni sportive. Il neurochirurgo Giovanni Broggi parla di Buffon: “La sua coordinazione tra occhio e vie visive è al top, ricostruisce la traiettoria del pallone in un tempo brevissimo”.

Tutto questo non avviene casualmente. La visione si apprende, non si nasce sapendo già vedere. Né è detto che negli anni si impari a vedere correttamente, ancora più nello sport.

Il Visual Training permette di far diventare una cosa sola: occhio, cervello ed espressione motoria.

La visione si apprende, la visione è motore!

 

Il centro NeuroVision, Lecce, attraverso lo Sport Vision, (il Visual Training per lo sport), effettua programmi di training visivo optometrico personalizzati e individuali, per ogni disciplina sportiva e per ogni caratteristica di ogni singolo utente.
E’ possibile potenziare ogni singola abilità visiva sopra descritta portandole oltre la norma per garantire un percezione migliore e un potenziamento della prestazione sportiva.


Per ulteriori informazioni, o per fissare un appuntamento chiama al numero 389 1543270 o scrivici a: neurovision@outlook.it, oppure compila il modulo qui in basso per essere contattato. 

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